Spledida la vetrina del Salone  del Mobile a Milano, si corre tutto il giorno per fotografare location e oggetti meravigliosi… con il classico mordi e fuggi di un evento come questo e poi incontri Ivano e Kyre di Pretziada e sfrutti magari un’ora del tuo prezioso girovagare per Milano ascoltando il loro lavoro… io mi sono letteralmente innamorata…

Il lavoro di Ivano e Kyre è prezioso come il significato del loro nome “Pretziada” perchè è lento e fatto di ricerca e di tradizione, avendo scelto di lasciare Milano (città di Ivano) e New York (città di Kyre) per un territorio come quello della Sardegna per amore della loro ricerca, un percorso letteralmente opposto a quello della maggior parte dei giovani oggi.

Nel loro lavoro ancor prima dell’oggetto arriva il contesto, al contrario di quello che spesso accade nel modo del design e dell’architettura attraverso di loro è l’immaginario ad arrivare prima e non l’immagine.

La domanda è : come si può tramandare la conoscenza di saperi antichi restando con i piedi nel presente? e se questa tradizione  si trova arroccata a chilometri di distanza fra le montagne della Sardegna? come si fa?

Questo è quello che fanno Ivano e Kyre, conoscono la materia prima (la Tradizione), conoscono quel tipo di artigianato che è anche l’arte dell’uomo e costruiscono ponti fra i designer locali e stranieri per realizzare oggetti che parlano di scenari sardi e di oggetti non convenzionali…  il loro motto è “we seek out confusion and in it find he world” e cioè scavare a mani nude nella confusione per trovare il mondo.

Il senso dei questa  frase me lo hanno poeticamente raccontato ed esprime il loro mondo e la loro ispirazione, artisti e creativi devono mescolarsi con personalità diverse ed imparare dal contadino, dalla casalinga, dalla produttrice di tappeti, dal calzolaio per poter attingere ispirazione e per permettere al processo creativo di fare emergere i contrasti di cui oggi c’è bisogno.

Ogni oggetto che propongono è frutto di una storia e della tradizione sarda e così troviamo il classico stivale Pastore e imparo che quello era una volta l’unica scarpa indossata nel sud della Sardegna. Donne, uomini e bambini avevano tutti una coppia delle stesse scarpe, una per il paese e uno per la città, oppure i vasi sardi come il vaso cerchio fatto dall’ artigiano Walter Usai, un vasaio di quarta generazione dalla città di Assemini. Un vaso che richiama le mense romani originali, quando i soldati facevano scivolare le braccia attraverso il foro centrale e l’usavano appoggiandolo alla spalla.

Ecco credo che molti oggetti prodotti oggi potrebbero stare in qualsiasi luogo del mondo senza portare con se valore aggiunto , non che questo sia negativo di per sè, ma quello che piace a me oltre a soddisfare un gusto estetico, è sapere che c’è dell’altro e che se mai riuscirò a “possedere” quell’oggetto, sarà perchè ho conquistato molto di più …

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